Il presente lavoro prende le mosse da un esperimento che si fonda sull’incontro di due discipline: filologia d’autore ed informatica.
La filologia d’autore si occupa, prevalentemente, di opere otto-novecentesche, delle quali si sono conservati i manoscritti autografi e di cui si vuole ricostruire la genesi, dai primi appunti dell’autore fino all’ultima stesura destinata alla tipografia, attraverso edizioni critiche fornite di apparato genetico ed evolutivo.
È da superare, infatti, la convinzione che solo gli autori della cultura classica meritino monumentali edizioni critiche e che il lavoro filologico su opere moderne e contemporanee sia essenzialmente banale. Non è affatto facile decifrare grafie minute e molto personali, recuperare lezioni nascoste da cassature e ricostruire nell’esatto ordine fasi elaborative e correttive. Anzi, proprio un lavoro che dia conto di tutte le fasi anteriori all’ultima stampa autorizzata è fondamentale perché della cultura, non solo di un autore ma anche di una nazione, fa parte «il farsi dell’opera letteraria». 1.
L’accostamento della filologia d’autore all’informatica potrebbe essere percepito come eversivo o provocatorio. Al filologo tradizionale che potrebbe scandalizzarsi per un tale accostamento, uno scrittore come Manzoni sembra voler ripetere: «Io faccio quel che posso per penetrarmi dello spirito del tempo che debbo descrivere, per vivere in esso»2.
Il tempo attuale è caratterizzato da un rapido cambiamento, dovuto all’evolversi e alla diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT), che produrranno effetti anche sulla ricezione del linguaggio e del linguaggio nella letteratura in particolare.
Nel campo della filologia, e più specificatamente nel campo della critica testuale, l’informatica offre nuovi strumenti, nuove prospettive di ricerca e indubbi vantaggi (le banche dati condivisibili in rete, le edizioni ipertestuali che consentono un confronto immediato tra i testimoni sono solo alcuni).
Simone Albonico sostiene che «la molteplicità del testo e il suo mutare trovano grazie all’informatica una realizzazione immediata ed economica»; sarà anche più semplice «rappresentare fasi testuali sovrapposte e imbricate materialmente e strutturalmente»3.
L’incontro tra filologia d’autore ed informatica non chiede al filologo di «relegare ai margini la storia e la filologia per occuparsi quasi interamente della messa a punto degli strumenti [informatici]», ma solo di essere favorito, sostenuto al fine di ricercare e trovare, attraverso una collaborazione basata su confronti, su sperimentazioni pratiche, «soluzioni tecnologiche adatte a rappresentare la genesi testuale e il processo di scrittura»4.
Quel che si auspica è un’interazione di competenze, quelle specifiche del filologo e quelle tecniche dell’informatico, per costruire insieme non il percorso di interpretazione e rappresentazione del testo ma un percorso, un campo di indagine possibile tra i tanti altri possibili ed egualmente validi nella misura in cui conducono ad esiti che non pretendano di aver detto tutto.