È una forma espressiva che innesca dinamiche semantiche specifiche di questo media. Ciò vuol dire che non è pittura, letteratura e nessuna delle altre forme d’arte tradizionali trasferita su internet ne tantomeno una di quelle forme di elaborazione digitale delle immagini che vengono considerate figlie della “rete”. Per cominciare a rispondere alla domanda bisogna chiedersi qual è lo specifico che distingue internet rispetto agli altri media. Mi piace ricordare che verso la fine degli anni novanta il centro del dibattito era imperniato sul concetto di ipertesto inteso letteralmente nella sua cliccabilità di collegamento e simbolicamente nel senso che il link era la rete; il nodo di cui la rete si compone. Oggi l’ignorante ingordigia commerciale che sta prendendo il sopravvento ha trascurato il concetto di “link” a favore di quello di una fruibilità pelosa. Sui risvolti morali e politici potremmo discutere per anni senza arrivare a conclusioni diverse da quelle che si fanno sulla nostra società o meglio sul nostro “sistema”. Tornando a ciò che mi pare definisca il web dal punto di vista linguistico, estetico ed ontologico, sono convinto che innanzitutto si possa dire che internet è l’eterogeneità massima dei linguaggi tradizionali: tutto è raccolto e tutto è coerente nel suo essere prima di tutto “assemblage”. Niente sfugge alla rete. Le pagine si danno in modi e contenuti che vanno dal kitsch al mistico spesso senza soluzione di continuità. Tecnicamente ma anche linguisticamente, ontologicamente e ogni qual si voglia …mente, la “PAGINA” è lo specifico del web. Pagine certo sono anche quelle dei libri o dei giornali e qualche volta da quest’ultimi viene persino mutuato il layout, ma a differenza di ogni altra pagina qui il protagonista non è mai ne la parola, ne l’immagine, ma un eteronomo darsi visivo che talvolta non esclude il suono, il video e il gioco. Questa non preminenza mediale pone un problema di percorso che ha il suo fondamento nel “link” e marginalmente nello “scroll”. Il fatto che la lettura della pagina non sia vincolata dall’autore ma al massimo da esso indicata non presuppone una leggibilità verticale, che ovviamente è sempre possibile, ma indica una sintassi orizzontale che può proustianamente muoversi sulle suggestioni visive, emotive o concettuali addentrandosi in un iter di lettura tanto valido quanto quello indicato dall’autore. Il testo si compone di volta in volta in modo diverso in forza dei links che aprono ai diversi intertesti. Questa “esplorazione” fruitiva apre ad una estetica della ricezione che non è solo il comporsi del senso di un’ opera, ma è soprattutto l’azione fisica di collegarsi ad un percorso che descrive fisicamente il profilo dell’opera stessa. È un’ azione soggettiva che conferisce un senso specifico all’opera.
Chi progetta e crea pagine web sa benissimo di mettere a disposizione del navigatore una certa quantità di materiali che nelle intenzioni progettuali ha una certa coerenza e dovrebbe produrre un certo risultato, ma basta guardare il modo in cui un navigatore esplora quelle pagine per rendersi conto che nessuna strategia psicologica può prevedere certe idiosincrasie individuali, certi “modi” che producono risultati (sarebbe meglio dire percorsi) inattesi. A differenza delle strategie di comunicazione commerciale sui media, qui la similitudine è con la cartellonistica stradale dove il potenziale consumatore può essere catturato pochi istanti ma non può essere veicolato nel suo muoversi per strada. L’unica cosa certa, dunque, è che se un navigatore accede ad un sito, sia che lo faccia intenzionalmente alla ricerca di qualcosa o ci arrivi per caso, il suo comportamento non sarà lineare: non leggerà rigo per rigo ciò che vi è di testo, non coglierà tutto ciò che c’è di design o di immagini, non ascolterà probabilmente la colonna sonora della pagina, e magari non aspetterà di caricare l’animazione o il video. Quello che il navigatore fa quando arriva su una pagina è dare un’occhiata generale e seguire gli “INDIZI” che lo portano verso ciò che ha in testa o nel cuore o anche più frequentemente nell’apparato genitale. Qual è dunque lo specifico della pagina web?
Il “LINK” preso come “INDIZIO”.
L’arte non può che essere indiziaria e senza profili perché il suo fruitore può entrare e uscire dall’opera senza interrompere il suo processo di “ri-creazione”. L’idea di una espressività del sentimento individuale sul web s’infrange nei blog di qualche adolescente depressa. L’autore è sempre un autore indicativo che vede ridimensionato il suo ruolo emotivo e allargato quello progettuale. L’artista del web non è però un ingegnere ma un abile tessitore di trame che non si chiudono mai. Non vi è un finale in queste storie, anzi non ci sono nemmeno delle vere e proprie storie, ma profili che si possono intravedere nell’insieme dei materiali proposti.